Arc-Team Open Research
Living through the clouds of Königspitze / Gran Zebrù
Dati principali
La Prima Guerra Mondiale interessò un fronte lungo 600 chilomteri, esteso dalle vette alpine
alte quasi 4.000 m, fino alle spiagge del mare Adriatico. Quest'area coincide con l'attuale
provincia di Alto Adige/Sudtirol solo lungo i suoi confini nel gruppo dell' Ortles, nel Fanes e
nelle Dolomiti di Sesto.
Sono soprattutto le vette ghiacciate dei massicci più alti a restituire reperti e strutture relative
della Grande Guerra con un grado di conservazione che non ha eguali in nessuna altra zona
interessata dal conflitto.




Le fotografie dell'epoca sono spesso in grado di mostrarci come fosse la situazione originale
di questo particolare teatro bellico e di quanto sia cambiato il paesaggio nell’ultimo secolo.
Purtroppo, nel caso specifico del Gran Zebrù, esistono relativamente poche immagini
storiche ad illustrare lo stato delle linee difensive, delle inftrastutture e degli uominiche
presidiavano la struttura. Infatti la sua vetta, a causa della sua posizione periferica, fu
coinvolta nei combattimenti solo dal 1917 in poi.
Nella primavera del 1917 le truppe austro­ungariche comminciarono a estendere le loro
postazioni dal Passo della Bottiglia, alla Spalla Inferiore, a quella Superiore ed infine alla
Cima del Gran Zebrù, alloggiando prima in tende o in caveren scavate nella neve e
costruendo poi man mano dei sentieri, dei tunnel nel ghiaccio, delle barracche e delle
teleferiche per rifornire i nuovi punti di difesa.Figura centrale e responsabile per queste
operazioni fu il Tenente Gerin, alpinista di origine Viennese. Nel complesso l’impresa più
impegnativa fu senzaltro la costruzione della baracca sulla cima del monte, all'interno di un
crepaccio del ghiacciaio nella parete nord, la cosidetta Meringa. Questo ghiacciaio pensile,
soggetto quindo a ciclici crolli (il più recente dei quali avvenuto nel 2001), è stato
recentemente compromesso dal cambianmento climatico, con la conseguenza che la
baracca di cima Gran Zebrù sta ora emergendo in maniera sempre più significatica dalle
nevi perenni.
La ​
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Sudtirolo si é attivata nel 2015, su iniziativa
dell'associazione locale ​
Sammlerverein Ortlerfront, per operare una documentazione
tridimensionale della struttura congiuntamente al recupero dei reperti modili all' interno della
struttura. L’estate dello stesso anno un gruppo di archeologi ed alpinisti ha rilevato
geodeticamente il sito, documentato l'esterno della baracca e recuperato tutti i reperti
presenti in superfice. Tra di essi spiccano i resti di alcune munizioni ed equipaggiamenti
preservatisi all’interno di un magazino, ora completamente bonificato.
L’azione della ​
Soprintendenza, con il fondamentale supporto degli appassionati locali, è
stata indirizzata dunque alla salvaguardia di questo montumento storico, unico nel suo
genere, visto che si tratta della più alta struttura della Grande Guerra conservatasi in loco.
Un intervento di per sé essenziale per proteggere il bene dall'attività dei recuperanti abusivi
e per mettere a disposizione di tutta la popolazione gli spettacolari reperti rinvenuti.
La missione proseguirà nei prossimi anni, con interventi mirati di scoglimento del ghiaccio
all'interno della struttura, con la documentazione ed il recupero degli interni e con la messa
in sicurezza della baracca a livello statico.
Inizio progetto: 2016 | Categoria: didattica
Königspitzeconflict archaeologyglacial archaeologyitalian front of ww1ww1
Attività
  • lezioni2016-05-212016-05-21
[epsg:4326]
Nessuna attività presente per questo lavoro
Materiale scaricabile
Galleria fotogafica